La storia del caffè in Italia: dalle origini alle tendenze moderne

Storia del caffè Italia

Il caffè e in modo particolare il caffè espresso sono uno dei cardini della cultura italiana. Non solo come bevanda, ma come un vero e proprio rito sociale. Il caffè è infatti il simbolo dell’inizio di ogni giornata, ma anche dei momenti di relax e di quelli di svago con gli amici, rappresentando una bevanda trasversale da gustare in ogni momento della giornata. Questa trasversalità nasce anche dalle diverse versioni in cui consumiamo il caffè: da quello espresso in tazzina al cappuccino passando per il caffè corretto, i numerosi metodi di preparazione e i sempre più apprezzati Speciality Coffee. Ma come nasce questa passione? E come si è sviluppata per diventare così radicata nelle nostre abitudini quotidiane? Percorriamo le tappe principali della storia del caffè in Italia.

Le origini del caffè in Italia

Possiamo distinguere tra passaggi cruciali della storia del caffè nel nostro Paese: l’arrivo in Europa (e in Italia) di questa nuova materia prima, la nascita delle prime caffetterie, l’invenzione della macchina per fare l’espresso e la riscoperta di ogni fase del processo produttivo del caffè.

L’arrivo del caffè

L’inizio di tutto è avvenuto nel XVI secolo quando, soprattutto tramite i porti di Venezia, i mercanti hanno scoperto dall’Oriente una nuova bevanda: il caffè. Come spesso accade inizialmente il caffè è stato considerato un prodotto di lusso e riservato ai pochi che potevano permetterselo (oltre che conoscerlo e apprezzarne le caratteristiche).

La nascita delle caffetterie

Bisognerà attendere il 1640 per l’apertura della prima “bottega del caffè”. Questa, almeno, è la prima documentata e ovviamente la sua apertura avviene a Venezia, lì dove il caffè è arrivato per la prima volta in Italia. Le prime caffetterie hanno probabilmente decretato il vero successo del caffè in quanto rapidamente divennero luoghi di ritrovo per artisti, intellettuali e nobili. Il caffè divenne quindi, un po’ come oggi, il pretesto per incontrarsi, conoscersi e parlare così che le antiche caffetterie divennero dei centri culturali e politici. Non a caso per molto tempo furono tenuti sotto osservazione dalle autorità, per il timore che qui potessero ritrovarsi sovversivi o potessero diffondersi idee contrarie a quelle dominanti.

L’invenzione del caffè espresso (e della macchinetta)

La vera rivoluzione nella cultura italiana del caffè avvenne all’inizio del XX secolo con l’invenzione della macchina per l’espresso. È interessante ricordare, infatti, che nel XVI secolo il caffè che arrivo in Italia era il caffè turco o con altre preparazioni ben diverse da quelle che oggi siamo abituati a conoscere. È all’inizio del nuovo secolo, esattamente nel 1901, che si assistette a un altro passaggio chiave della storia del caffè in Italia.

Luigi Bezzera, infatti, brevettò la prima macchina che utilizzava acqua e vapore sotto pressione per estrarre rapidamente l’aroma del caffè, creando quella che oggi conosciamo come “crema”. Questa innovazione tecnologica cambiò radicalmente il modo di preparare e consumare il caffè, dando vita all’espresso italiano, caratterizzato da un gusto intenso, un corpo ricco e un aroma persistente. Diffusosi anche per ragioni temporali, il caffè espresso è poi diventato una sorta di simbolo del nostro Paese.

La diffusione dell’espresso cambiò anche il tessuto imprenditoriale delle nostre città con la nascita del bar così come lo conosciamo oggi.

È sempre nel corso del XX secolo che si diffuse anche il rito del “caffè al banco”, trasformando l’abitudine fino a quel momento radicatasi. Il caffè, infatti, non era più (o solamente) un momento di pausa per leggere il giornale o parlare di politica, filosofia e attualità con altre persone, ma veniva consumato in piedi, spesso in pochi minuti, direttamente al bancone del bar.

Le caffetterie sono diventate una vera propria istituzione tanto che oggi ce ne sono tantissimi in ogni città nei quali gustare il caffè (e non solo) nei vari momenti della giornata

La nuova era del caffè

Quanto iniziato nel XX secolo è poi proseguito nel XXI secolo tanto che ancora oggi il caffè espresso è per noi italiani una sorta di tratto identitario. Eppure dagli anni Novanta in poi la storia del caffè in Italia ha conosciuto una nuova evoluzione. Complice anche l’influenza della cultura del caffè americano (il cosiddetto modello “Starbucks”), abbiamo assistito a nuove modalità di consumo e alla scoperta (o riscoperta) di altre tecniche di preparazione.

Parallelamente, pur non rinunciando al caffè espresso e a tutto quello che esso rappresenta, si è andata diffondendo la cultura degli Speciality Coffee. Una cultura che pone l’accento sulla qualità della materia prima, sulla tracciabilità dei chicchi e su metodi di estrazione alternativi (V60, Chemex o AeroPress, eccetera).

Quella che qui abbiamo solamente accennato ed estremamente sintetizzato, è una storia affascinante che spiega come il caffè sia molto più di una semplice bevanda. E come ogni volta che scegliamo, prepariamo e consumiamo il caffè (sia esso in grani, macinato, in cialde o capsule) contribuiamo a scrivere nuove pagine di questa storia straordinaria.

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