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La sostenibilità del packaging nel caffè: imballaggi compostabili
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Uno dei tratti caratteristici degli Speciality Coffee è la sostenibilità e la maggiore attenzione al loro impatto ambientale. Una sensibilità negli ultimi anni crescente che interessa ovviamente anche il settore del caffè. Non solo, però, nelle scelte di coltivazione, ma anche in quelle di distribuzione. E qui entra in gioco la sostenibilità del packaging nel caffè. Non un dettaglio come in molti credono, ma un elemento molto importante nel quale si nasconde uno dei problemi più sottovalutati, anche per scelte non sempre oneste e trasparenti delle aziende.
Perché il packaging del caffè è un problema ambientale
Il caffè e un prodotto particolare. Per mantenere intatti gli aromi e proteggere il caffè in grani o anche il caffè macinato dall’ossigeno, dall’umidita e dalla luce, gli imballaggi devono garantire barriere molto elevate. Questa necessita tecnica si scontra però con la sostenibilità. Per ottenere queste prestazioni, l’industria ricorre da decenni alle strutture multilayer, ovvero materiali accoppiati formati da più strati di polimeri diversi sovrapposti. Strutture efficaci, certo, ma quasi impossibili da riciclare nei sistemi di raccolta differenziata tradizionali.
La diffusione delle capsule ha ulteriormente complicato le cose. Le capsule in plastica tradizionale a base fossile non si integrano nell’economia circolare. Né il contenitore né i fondi di caffè esausti vengono recuperati. Le capsule in alluminio vanno un po’ meglio, ma il loro riciclo dipende da sistemi di raccolta dedicati che funzionano solo se un numero sufficiente di consumatori partecipa attivamente.
Il quadro generale e quello di un settore che per anni ha privilegiato la conservazione del prodotto sulla gestione del fine vita dell’imballaggio. La buona notizia e che le alternative ci sono. E sempre più produttori stanno investendo in soluzioni alternative.
Biodegradabile, compostabile e riciclabile
Prima di scegliere un prodotto sulla base delle sue dichiarazioni ambientali, è importante capire cosa significano davvero le parole stampate sulla confezione. Biodegradabile, compostabile e riciclabile non sono sinonimi, anche se vengono spesso usati come se lo fossero.
Un materiale biodegradabile e un materiale che, grazie all’azione di microrganismi, si trasforma in sostanze naturali come acqua, anidride carbonica e materia organica. Fin qui tutto sembra semplice, ma il problema e che la biodegradazione dipende fortemente dal tempo e dalle condizioni ambientali. Un materiale tecnicamente biodegradabile potrebbe impiegare decenni a decomporsi in una discarica.
La compostabilità e un concetto più preciso e verificabile. Un imballaggio e compostabile se rispetta lo standard europeo EN 13432. Deve disintegrarsi in meno di tre mesi e biodegradarsi almeno al 90% entro sei mesi in condizioni di compostaggio industriale. Tutti i materiali compostabili sono biodegradabili, ma non vale il contrario. Dire che un imballaggio e biodegradabile senza specificare tempi e condizioni e spesso una comunicazione fuorviante.
La riciclabilità, infine, riguarda quegli imballaggi per i quali esistono tecnologie di riciclo consolidate, una quantità sufficiente di materiale da gestire e un mercato reale per le materie prime seconde ottenute. Non basta che un materiale sia teoricamente riciclabile: deve esserlo nei sistemi di raccolta del territorio in cui viene immesso sul mercato.
Materiali compostabili usati nel settore caffè
L’industria del packaging per il caffè sta sperimentando con crescente interesse verso materiali alternativi alle plastiche fossili tradizionali. Tre nomi ricorrono sempre più spesso nelle schede tecniche e nelle comunicazioni dei produttori: PLA, carta kraft e PBAT.
Il PLA, ovvero l’acido polilattico, e un biopolimero ricavato da risorse vegetali rinnovabili come mais o canna da zucchero. In ambito caffè viene utilizzato soprattutto per la produzione di capsule compostabili, dove riesce a garantire le stesse barriere aromatiche delle capsule in plastica tradizionale mantenendo inalterate le qualità organolettiche del contenuto per un periodo fino a dodici mesi. Non e plastica nel senso tradizionale del termine, ma si comporta in modo molto simile durante l’utilizzo.
La carta kraft, da sola o accoppiata a strati di barriera biodegradabili a base di amido, viene impiegata per sacchetti e contenitori monouso. E una soluzione più familiare al consumatore e spesso percepita come naturale e rassicurante, anche perché il materiale di base e chiaramente riconoscibile.
Il PBAT e una plastica biodegradabile, ma di origine fossile. E usata principalmente in combinazione con altri biopolimeri come l’amido per migliorarne le proprietà meccaniche e la biodegradabilità complessiva. Non e bio-based come il PLA, ma rientra comunque nei materiali compostabili certificabili secondo EN 13432. La distinzione tra bio-based e biodegradabile e un’altra di quelle sfumature che vale la pena conoscere per non farsi ingannare.
La valvola unidirezionale compostabile: il dettaglio che fa la differenza
Guardando con attenzione un sacchetto di caffè specialty ci si accorge di un dettaglio. Ovvero la presenza di un piccolo cerchio o ovale applicato sulla confezione. E la valvola di degassing, un componente tecnico che svolge una funzione essenziale. Questa valvola permette ai gas prodotti dai chicchi appena tostati di fuoriuscire dal sacchetto impedendo allo stesso tempo all’ossigeno esterno di entrare. Senza di essa il sacchetto si gonfierebbe rapidamente dopo la tostatura, compromettendo la conservazione del prodotto.
Il problema e che questa valvola, indispensabile per la qualità del caffè, e storicamente uno degli elementi più difficili da rendere sostenibile. Nella maggior parte dei sacchetti in commercio e realizzata in plastica convenzionale, rendendo di fatto impossibile lo smaltimento dell’intero imballaggio nel compostaggio anche quando tutto il resto sarebbe compostabile.
La ricerca attuale punta a creare soluzioni by design, ovvero packaging pensati fin dall’origine affinché ogni componente, valvola inclusa, sia compostabile o riciclabile. L’obiettivo e quello di raggiungere una compatibilità completa con le linee di confezionamento industriali esistenti, garantendo sigillabili e processabilità senza dover riprogettare l’intera filiera produttiva.
Il greenwashing nel packaging: come riconoscerlo
Parlando di sostenibilità del packaging nel caffè non possiamo non occuparci anche del fenomeno del greenwashing. Di cosa parliamo? Il greenwashing nel settore degli imballaggi è un fenomeno diffuso e spesso difficile da smascherare, perché si nasconde dietro un linguaggio tecnico che suona credibile ma che nella pratica non dice nulla di verificabile.
Il caso più eclatante sono le plastiche oxo-biodegradabili. Si tratta di plastiche tradizionali a cui vengono aggiunti additivi chimici che ne accelerano la frammentazione in pezzi sempre più piccoli. Il risultato non è una biodegradazione nel senso proprio del termine, ma una moltiplicazione di microplastiche che persistono nell’ambiente per decenni. Definirle biodegradabili e considerato fuorviante da più organizzazioni scientifiche e istituzioni europee, eppure il termine compare ancora su molti imballaggi.
Un imballaggio davvero compostabile deve riportare la conformità alla norma EN 13432 e il logo dell’organismo di certificazione accreditato con il relativo codice della licenza. Se questi elementi mancano, la dichiarazione di compostabilità non è verificabile da parte del consumatore. Anche le autodichiarazioni ambientali volontarie, come loghi o simboli creati dall’azienda stessa, dovrebbero sempre fare riferimento a norme tecniche specifiche come la UNI EN ISO 14021 per essere considerate attendibili.
L’etichettatura ambientale obbligatoria, introdotta in Italia con il Decreto Legislativo 116 del 2020 e successivamente aggiornata, prevede che ogni imballaggio riporti la natura dei materiali utilizzati attraverso codici alfanumerici standardizzati. PAP per la carta e il cartone, PET o HDPE per le diverse tipologie di plastica, e così via. Verificare questi codici e il modo più semplice per capire cosa si sta effettivamente acquistando e come smaltirlo correttamente.




