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Caffè decaffeinato: come si ottiene e cosa sapere prima di sceglierlo
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Parliamo di caffè decaffeinato. Una contraddizione in termini o un’opportunità da conoscere e gustare in tutte le sue caratteristiche? Cerchiamo di fare chiarezza scoprendo cos’è il caffè decaffeinato, come lo si ottiene, in cosa differisce dal caffè tradizionale, quali benefici offre e come scegliere il migliore.
Introduzione al caffè decaffeinato
Partiamo dal dire che il caffè decaffeinato è quel tipo di caffè al quale è stata rimossa la caffeina. In realtà non è propriamente così in quanto i metodi di estrazione non riescono a eliminarla completamente, per cui il caffè decaffeinato è quello che ha una quantità minima di caffeina. Mediamente se una tazzina tradizionale contiene 50-120 mg di caffeina, una di caffè decaffeinato ne contiene circa 2 mg. È un tipo di caffè molto apprezzato e diffuso soprattutto da coloro che, non possono o non vogliono assumere troppa caffeina, non vogliono rinunciare al gusto di un buon caffè.
Come nasce
Il caffè decaffeinato si ottiene tramite il processo di decaffeinizzazione che avviene direttamente sui chicchi di caffè prima della tostatura (quando sono ancora verdi, per intenderci). Vengono innanzitutto trattati con acqua (o vapore acqueo) per facilitare l’estrazione della caffeina che viene rimossa mediante l’utilizzo di solventi che successivamente vengono poi eliminati dal caffè. Successivamente il caffè decaffeinato viene asciugato, sottoposto ai controlli per verificare l’effettivo livello di caffeina residua, e poi confezionato.
Le differenze con il caffè tradizionale
Da anni sono tante le persone che preferiscono il caffè decaffeinato a quello tradizionale. Il motivo? Al pari del caffè tradizionale ha importanti benefici sulla salute (azione antiossidante, prevenzione dall’insorgenza del diabete, protezione del cervello, eccetera). Il principale vantaggio è quello di poter essere bevuto anche da chi solitamente, per scelta o problemi di salute, non può assumere il caffè tradizionale.
Quello decaffeinato, infatti, è un caffè che può essere assunto anche di sera e può rivelarsi utile per migliorare il sonno, riduce il rischio di bruciore di stomaco, favorisce la digestione, ha un effetto analgesico contro il mal di testa e, essendo ipocalorico, può essere inserito in diversi regimi alimentari. Senza dimenticare come possa essere bevuto anche dalle persone con problemi di cuore o con malattie cardiovascolari (il decaffeinato, infatti, non causa innalzamenti di pressione).
Dal punto di vista prettamente “tecnico”, il caffè decaffeinato differisce da quello tradizionale solamente per la ridotta quantità di caffeina. La differenza è percepibile anche al gusto, anche per effetto delle modifiche chimiche determinate dalla decaffeinizzazione. A differenza di quanto avveniva in passato, però, il sapore del caffè decaffeinato è di elevata qualità. Questo miglioramento è avvenuto anche per la crescente domanda intorno a questa tipologia di caffè con i produttori che hanno investito nel migliorarne il sapore rendendolo sempre più simile a quello del caffè tradizionale.
Come scegliere il migliore
La scelta del caffè decaffeinato segue sostanzialmente le stesse indicazioni del caffè tradizionale. La qualità del caffè, infatti, dipende dai chicchi utilizzati e non dal processo di decaffeinizzazione. È quindi importante sperimentare le diverse miscele disponibili e trovare quella più adatto alle proprie preferenze anche tenendo conto del metodo di estrazione che si intende utilizzare.
L’aspetto più importante a cui prestare attenzione riguarda il metodo di decaffeinizzazione utilizzato in quanto può avere ripercussioni sul gusto finale del caffè. Questi metodi differiscono sostanzialmente per il tipo di solvente utilizzato (diclorometano, acetato di etile, acqua e anidride carbonica supercritica).
Il metodo più diffuso è quello che prevede l’uso del diclorometano che agisce selettivamente sulla caffeina ed è più semplice, in quanto volatile, da rimuovere. È infatti un metodo che preserva le caratteristiche organolettiche del caffè.
I metodi di decaffeinizzazione che utilizzano l’acetato di etile, invece, possono condizionare il profumo del caffè lasciando un odore fruttato estraneo alla bevanda. Un altro metodo efficace per preservare le caratteristiche del caffè è quello che utilizza l’anidride carbonica supercritica, ma essendo più costoso non è molto diffuso. Infine i metodi che utilizzano l’acqua sono più critici in quanto spesso eliminano anche parte degli aromi, restituendo un gusto meno persistente.




